Indice dell'articolo
- Sapere cosa fare non significa saperlo fare
- Durante un’emergenza il cervello non ragiona come durante una lezione
- L’apprendimento motorio richiede tempo e ripetizione
- Perché oggi la didattica del BLSD è cambiata
- La pratica BLSD è fondamentale anche per i professionisti sanitari
- La formazione continua mantiene competenze che possono ridursi nel tempo
Quando partecipiamo a un corso BLSD potremmo pensare che imparare una rianimazione cardiopolmonare sia simile a studiare qualsiasi altro argomento: ascoltare una spiegazione, osservare una dimostrazione e memorizzare una sequenza di azioni.
In realtà non è così.
Dal punto di vista delle scienze dell’apprendimento e della psicologia dell’apprendimento, imparare una manovra salvavita è molto diverso dall’imparare una nozione teorica.
Ricordare che le compressioni toraciche devono avere una determinata frequenza o conoscere la sequenza della catena della sopravvivenza rappresenta una forma di conoscenza. Eseguire correttamente quelle compressioni su una persona in arresto cardiaco, mantenendo profondità, ritmo e continuità mentre si gestisce lo stress dell’emergenza, rappresenta invece una competenza pratica complessa.
Le due cose non coincidono.
Una persona può ricordare perfettamente la sequenza BLSD e, allo stesso tempo, incontrare difficoltà nell’eseguire una rianimazione di qualità.
È proprio questa differenza che ha profondamente modificato il modo in cui oggi vengono progettati i corsi di rianimazione.
Negli ultimi anni, infatti, la ricerca scientifica ha progressivamente spostato l’attenzione dalla semplice trasmissione delle conoscenze allo sviluppo di competenze realmente utilizzabili durante un’emergenza. Le più recenti raccomandazioni internazionali sulla formazione alla rianimazione sottolineano come un corso efficace debba andare oltre la semplice trasmissione delle conoscenze, favorendo lo sviluppo e il mantenimento delle abilità pratiche attraverso esercitazione, feedback e simulazione. Esse evidenziano come una formazione efficace debba essere costruita tenendo conto dei meccanismi con cui il cervello acquisisce, consolida e richiama le abilità motorie in situazioni ad elevato carico emotivo.
Sapere cosa fare non significa saperlo fare
Nella pratica clinica questa distinzione è evidente.
Uno studente di medicina può descrivere con precisione tutte le fasi della rianimazione cardiopolmonare senza aver mai eseguito una compressione toracica.
Allo stesso modo, un soccorritore appena uscito da un corso potrebbe ricordare perfettamente l’algoritmo BLSD ma sentirsi insicuro quando deve applicarlo su un manichino o, ancor di più, durante una situazione reale.
Questo accade perché il nostro cervello utilizza sistemi di memoria differenti.
Le informazioni teoriche vengono elaborate attraverso processi cognitivi che consentono di ricordare fatti, definizioni e sequenze. Le abilità pratiche, invece, richiedono l’acquisizione di schemi motori che si sviluppano solo attraverso la ripetizione, il feedback e l’esperienza.
Per utilizzare un paragone semplice, conoscere il funzionamento di una bicicletta non significa essere in grado di pedalare.
Allo stesso modo, conoscere la sequenza del BLSD non garantisce automaticamente la capacità di eseguire una rianimazione efficace.
Questa distinzione è particolarmente importante nella formazione salvavita, perché durante un arresto cardiaco il tempo disponibile è estremamente limitato e non permette lunghe riflessioni su quale sia il passaggio successivo.
Durante un’emergenza il cervello non ragiona come durante una lezione
Uno degli aspetti più interessanti messi in evidenza dalle moderne scienze dell’apprendimento riguarda l’effetto dello stress sulle prestazioni.
Durante una lezione il cervello opera in un ambiente controllato. Le informazioni vengono elaborate senza urgenza. È possibile fermarsi, riflettere, correggersi.
Durante un arresto cardiaco improvviso, invece, tutto cambia.
La presenza di una persona incosciente, la pressione del tempo, il coinvolgimento emotivo e l’arrivo dei soccorsi determinano un importante aumento del carico cognitivo. In queste condizioni la capacità della memoria di lavoro può essere limitata e diventa più difficile gestire contemporaneamente molte informazioni diverse. Per questo motivo le procedure salvavita non possono dipendere esclusivamente dalla memoria teorica. Devono trasformarsi in automatismi.
Negli ultimi tempi, si è dedicata sempre maggiore attenzione proprio a questo concetto: l’obiettivo della formazione non è far ricordare un algoritmo, ma fare in modo che le azioni fondamentali vengano eseguite rapidamente, correttamente e con il minor sforzo cognitivo possibile.
L’apprendimento motorio richiede tempo e ripetizione
Ogni abilità motoria attraversa diverse fasi di apprendimento. Nelle prime esercitazioni il soccorritore concentra tutta la propria attenzione sui singoli movimenti: la posizione delle mani, la profondità delle compressioni, il ritmo, la ventilazione, l’utilizzo del DAE. Ogni gesto richiede uno sforzo cosciente. Con la ripetizione, invece, il cervello inizia a costruire schemi motori sempre più efficienti. Le azioni diventano più fluide, diminuiscono gli errori e si riduce l’impegno mentale necessario per eseguirle.
Questo processo prende il nome di automatizzazione ed è uno degli obiettivi principali della formazione pratica.
Non significa eseguire movimenti in modo meccanico, ma liberare risorse cognitive che potranno essere utilizzate per valutare la scena, comunicare con gli altri soccorritori o adattarsi alle caratteristiche del paziente. È esattamente ciò che accade anche in molte altre professioni:
Un chirurgo non pensa a ogni singolo movimento della mano durante un intervento.
Un pilota non riflette consapevolmente su ogni comando durante il decollo.
Le competenze più importanti diventano automatiche grazie alla pratica ripetuta. La formazione BLSD segue lo stesso principio.
Perché oggi la didattica del BLSD è cambiata
Per molti anni la formazione sanitaria è stata costruita prevalentemente sulla trasmissione delle informazioni.
Le linee guida AHA 2025 dedicano un intero capitolo alle Resuscitation Education Science, sottolineando come la progettazione di un corso debba integrare principi di psicologia cognitiva, apprendimento motorio, simulazione e feedback continuo. L’attenzione si sposta quindi dalla semplice esposizione teorica alla qualità dell’esperienza pratica, perché è quest’ultima a determinare la probabilità che il soccorritore riesca ad applicare correttamente le manovre quando si troverà davanti a un arresto cardiaco reale.
La pratica BLSD è fondamentale anche per i professionisti sanitari
Quando si parla di formazione BLSD, si potrebbe pensare che la necessità di esercitazione pratica riguardi soprattutto i soccorritori occasionali o le persone senza esperienza sanitaria.
In realtà, lo stesso principio riguarda anche medici, infermieri e tutti i professionisti coinvolti nell’assistenza al paziente.
Per un professionista sanitario la gestione efficace di un’emergenza richiede anche capacità operative: eseguire una rianimazione di qualità, coordinarsi con il team, comunicare in modo efficace e prendere decisioni rapide in condizioni di pressione.
Durante un’emergenza, infatti, il professionista non deve soltanto eseguire una sequenza tecnica, ma deve integrare contemporaneamente diverse attività:
- valutare rapidamente il paziente e il contesto;
- iniziare o coordinare le manovre rianimatorie;
- utilizzare correttamente le apparecchiature disponibili;
- comunicare con gli altri membri del team;
- riconoscere eventuali cambiamenti clinici.
Queste competenze non si sviluppano attraverso la sola lettura di linee guida o protocolli, ma attraverso esercitazione, simulazione e confronto con scenari realistici.
La formazione continua mantiene competenze che possono ridursi nel tempo
Le abilità pratiche, anche quando acquisite correttamente, possono ridursi se non vengono utilizzate o allenate periodicamente. Questo fenomeno riguarda tutte le competenze ad alta complessità, comprese quelle necessarie alla gestione dell’arresto cardiaco.
Per questo le raccomandazioni internazionali sulla formazione alla rianimazione sottolineano l’importanza del mantenimento delle competenze attraverso aggiornamento, esercitazione pratica e programmi formativi strutturati.
La formazione BLSD e ACLS per i professionisti sanitari non rappresenta quindi soltanto un momento di verifica delle conoscenze, ma un’opportunità per consolidare procedure, comunicazione e capacità decisionali che devono essere immediatamente disponibili quando la situazione clinica lo richiede.
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